Sabato 26 Maggio 2018 ore 19.30
Palestra Centro S. Arialdo Cucciago, via Cantù 2, Cucciago

Nell’ottavo anniversario della morte di Mons. Luigi Padovese il Centro Culturale propone una Cena benefica a favore dei progetti di Padre Josè Maria Di Paola nelle villas di Buenos Aires. 

Prenotazione obbligatoria entro mercoledì 23 maggio
inviando una mail a:
centroculturalepadovese.info@gmail.com

 La cena sarà preceduta dalla Santa Messa Vigiliare che sarà celebrata alle ore 18:00 al Santuario della Madonna della Neve a Cucciago con la presenza di Fra Raffaele della Torre (OFM)

Leggi e scarica la locandina: Locandina della cena del 26 maggio 2018

 


26 Maggio 2018 – Cena benefica a favore delle opere di Padre Josè Maria di Paola (Padre Pepe) nelle Villas di Buenos Aires

Padre Josè Maria Di Paola

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Padre Pepe, così viene chiamato da tutti, fa parte del “Gruppo di sacerdoti per le villas de emergencia di Buenos Aires” più comunemente chiamati “curas villeros”. Le villas sono insediamenti, spesso abusivi e sempre precari, analoghi alle favelas brasiliane, che sorgono nella zona periferica di Buenos Aires. Il libro “Preti dalla fine del mondo. Viaggio tra i curas villeros di Bergoglio” pubblicato nel 2012, è nato dalla necessità dell’autrice (Silvina Premat giornalista del quotidiano di Buenos Aires “La Nacion”) di conoscere i preti delle villas dopo la pubblica denuncia fatta nel 2009 dall’allora arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Mario Bergoglio, della minaccia di morte rivolta a padre Pepe – coordinatore dell’equipe dei curas villeros – da parte dei narcotrafficanti operanti nelle villas. Fino al 2009 la società argentina sapeva poco della presenza della chiesa nelle villas miseria.

Tre anni dopo la pubblicazione del libro viene eletto Papa Francesco, ecco come descrive questo momento l’autrice del libro Silvina Premat: “Quel giorno, quando apparve al balcone del Vaticano il nostro arcivescovo, che aveva assicurato una vicinanza e un sostegno fondamentali per la vocazione di ciascuno dei curas villeros e per migliaia di fedeli delle loro parrocchie, quel giorno proclamai dal profondo del cuore: quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie”. Dice ancora l’autrice: “Dopo l’inchiesta che ho condotto per scrivere il libro io non ero più la stessa. E neanche la mia prospettiva della chiesa era quella che avevo prima di effettuare quaranta interviste in otto villas miseria di Buenos Aires e sessanta interviste a sacerdoti ed abitanti della villas. Ho conosciuto un modo di essere chiesa diverso: aperto, libero, semplice e, soprattutto felice. Un modo di essere chiesa che permette a qualsiasi persona di vivere con gioia tutto ciò che di buono e di cattivo offre la vita, anche in mezzo alla miseria materiale ed esistenziale”.

Don Luigi Ciotti nella prefazione del citato libro dice: “Premat racconta una storia di fede e civiltà che rappresenta un esempio preciso di come Papa Francesco vorrebbe la chiesa. I curas villeros testimoniano che il Vangelo compie l’umanità, il cristianesimo è lievito di una società più giusta, Cristo libera realmente ogni persona”. Continua don Luigi Ciotti nella prefazione: “A leggere questo libro mi è tornato in mente più volte quel passo della Evangelii Gaudium in cui il Papa scrive: Preferisco una chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, che una chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”.

Le “strade” richiamate nella Evangelii Gaudium sono sicuramente, anche, le strade delle villas sulle quali il cardinal Bergoglio ha camminato tante volte per sostenere i preti e la popolazione della villas.

Domenica 16 Ottobre 2016, durante la trasmissione radiofonica di Radio Uno “L’ora di religione” un prete diocesano commentava così la nomina dei nuovi cardinali annunciata da Papa Francesco per il Concistoro del 19 Novembre 2016 “Ammetto che ascoltando e seguendo Papa Francesco ho capito che devo rivedere completamente il mio modello di chiesa”.

Invitare e incontrare padre Pepe il prossimo febbraio 2018 è un’occasione unica per conoscere da dove nasce la chiesa di Papa Francesco ed è una possibilità per ciascuno di noi di rivedere e mettere in discussione come noi viviamo la fede nella vita, negli uffici, nei nostri paesi e nelle parrocchie. Invitiamo padre Pepe per poter fare l’esperienza incontrando la quale l’autrice del libro ha detto “io non ero più la stessa…ho incontrato un modo di essere chiesa diverso: libero…felice.”

In secondo luogo vogliamo aiutare padre Pepe nel realizzare due importanti progetti per salvare i giovani dalla droga e dalla delinquenza: la costruzione di un campo di calcio con centro sportivo e la realizzazione di una scuola professionale. Invitiamo tutti a sostenere questo progetti nel dare un proprio contributo e nel proporre potenziali benefattori.

A questo proposito è interessante leggere il documento “Riflessioni sull’urbanizzazione e sul rispetto della cultura Villera” dichiarazione consegnata dai curas villeros ai candidati sindaci di Buenos Aires del 2007. Si dice tra l’altro: “La cultura villera mette in evidenza valori evangelici molto trascurati dalla società liberale della città…se urbanizzare significa che la cultura della città deve invadere la cultura villera con la sua vanità…non siamo d’accordo. Perché mai pensare che il cambiamento delle apparenze …un’imbiancatura delle case…sia di per sé un progresso? Non abbiamo forse già fin troppi esempi di quartieri che hanno cambiato aspetto, ma la loro realtà è peggiore della vita che vi si faceva prima?”.

Questa dichiarazione ci aiuta ad entrare nello scopo della chiesa di Papa Francesco. Non solo aule, piani organizzativi, pratiche tradizionali senza vita, attività fatte senza una vera proposta cristiana, non solo quindi campi di calcio. L’aiuto economico che liberamente vogliamo dare e chiedere è prima di tutto un’occasione per cambiare e crescere noi per renderci conto di cosa c’è in gioco per rispondere alla domanda: ci interessa conoscere, imparare e seguire la chiesa nella modalità oggi proposta da Papa Francesco? 

Don PepeEcco la risposta dei preti delle villas e di padre Pepe offerta ai candidati sindaci di Buenos Aires del 2007 : “ Tuttavia per noi la villas non è soltanto un luogo da aiutare , ma piuttosto l’ambito che ci insegna una vita più umana, e di conseguenza più cristiana…E’ un cristianesimo non ecclesiastico, e nemmeno secolarista, bensì ricco di autentici valori evangelici”.

Riecheggiano le parole di Papa Francesco alla Chiesa Italiana a Firenze del 10.11.2015 Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamenti quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli

E ancora, sempre Papa Francesco nell’omelia per i nuovi Cardinali del 15.2.2015: “La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero; la strada della Chiesa è proprio quella di uscire dal proprio recinto per andare a cercare i lontani nelle periferie dell’esistenza ed adottare la logica di Dio: la Misericordia”

I Progetti

Don Pepe

Nel 2015 don Pepe ha iniziato sul territorio della villas, esattamente di fianco alla stazione ferroviaria di José León Suarez, a poche cuadras da Villa La Carcova, un Hogar de Cristo per giovani, ma anche adulti, che vogliono e cercano di uscire dal circuito della droga, che il più delle volte li vede come consumatori e spacciatori allo stesso tempo. Spaccio e consumo sono il vero flagello di queste aree di emarginazione, e sono anche causa di violenza inflitta a chi ci vive e a sé stessi.

Il primo Hogar di questo genere lo inaugurò Bergoglio nel 2008 quando era arcivescovo e suggerì anche dei criteri su come portarlo avanti. L’Hogar de Cristo è una risposta oramai sperimentata per il recupero dalle addizioni che è diventata nazionale; di Hogar ce ne sono in tutte le villas miseria e se ne stanno aprendo in pressoché tutte le provincie dell’Argentina inspirandosi agli Hogar delle villas. Con riferimento al modello “Hogar de Cristo” Gaucho Antonio Gil dice che la Hogar stabilisce un forte radicamento sul territorio e nel barrio in cui sorge: porte aperte ai giovani del posto, coinvolgimento con tutta la comunità attraverso distribuzione alimenti e vestiario, disponibilità per la popolazione di figure professionali (psicologo, operatore sociale, giudice), infine dei laboratori professionale per fornire una professionalità per chi sta cercando di uscire dalla droga e cercare un lavoro. La mancanza di lavoro è il motivo principale delle ricadute nel mondo della droga.

imgfortext_4Questo progetto ha lo scopo di sviluppare questo ultimo livello delle Hogar di Cristo la formazione professionale. A questo scopo il progetto prevede l’acquisto di un terreno e relativo capannone per installare attrezzature per svolgere attività didattiche e di formazione installando una falegnameria, tipografia e serigrafia. Il costo previsto del progetto è di 150.000 dollari.

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